Restyling Delhi

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L’immagine deve fornire indizi, non spiegare ma far capire. (Gar)

Ci sono due modi per guardare a New Delhi: con lo sguardo rivolto al passato o proiettato verso il futuro. Il presente si mostra come una fase di transizione, in cui la città si ritrova priva d’identità.

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La complessità sociale e culturale di New Delhi genera un vero e proprio senso di smarrimento, sia per il visitatore sia per i Delhiwalla (cittadini di New Delhi). Ma è anche uno dei fattori più affascinanti della città.

Nella stessa megalopoli convivono pacificamente Indù, Mussulmani, Sikh e Cristiani. Ogni gruppo mantiene un intimo legame con le sue origini, con i suoi riti, le sue divinità e feste religiose. Il risultato è una città ghettizzata in “enclave” a maggioranza etnica, come Ashok Nagar, storico insediamento di rifugiati del Punjab. O quartieri abitati da determinate caste, quali il distretto industriale in Tagore Park, animato dalle attività di artigiani immigrati dal Bihar, specializzati nella produzione di ornamenti funerari in carta e canna di bambù.

La separazione è altrettanto netta tra le zone residenziali per famiglie agiate e gli insediamenti fatiscenti abitati da immigrati perlopiù provenienti dalle campagne, spinti sempre più verso la periferia, sotto la spinta della urbanizzazione. New Deli è un unico grande cantiere a cielo aperto. I progetti prevedono la connessione dei fiorenti sobborghi industriali e residenziali quali Noida, Gurgaon e Faridabad al centro cittadino. Ponti, sopraelevate, metropolitana, strade. Ovunque ometti magrolini e donne scalze spostano pietre e innalzano pilastri.

Le prospettive di crescita del mercato immobiliare rappresentano una scommessa sulla quale imprese edili e investitori speculano. Vengono così costruiti edifici con alti standard qualitativi, destinati a una clientela benestante o straniera, ignorando le necessità abitative e le possibilità economiche della popolazione indiana.

Ne è un esempio il Commonwealth Games Village, il gigantesco complesso residenziale servito ad ospitare i quasi 7000 atleti provenienti da 71 paesi in occasione del Commonwealth Games 2010. In parte finanziata dal governo, l’intera area è entrata nel circolo della speculazione edilizia.

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