L’oeil d’Oodaaq – Festival di Immagini Poetiche @ [.box] di Visualcontainer

Ciò che affascina maggiormente della minuscola isola d’Oodaaq, è che non ha una localizzazione e una forma costante, bensì soggette alle variazioni inflitte dalle maree e dai ghiacci che la circondano. Immaginiamoci dunque questa isoletta che emerge un giorno qui e un giorno la. Non sarebbe forse suggestivo pensare di sedersi sulla superficie di questa volubile isola e poter così cambiare ogni volta il punto di vista sul mondo? Da quest’idea è nato il concetto dell’occhio d’Ooodaaq, da cui prende il nome la rassegna di Videoarte dedicata alle Immagini Poetiche che già da due anni anima la citta di Rennes, nord-ovest della Francia, per dieci giorni di performance, installazioni, screening di opere video e tavole rotonde a cui hanno partecipato artisti esposti, galleristi e distributori di tutta Europa.

Per chi si fosse perso l’occasione di visitare L’oeil d’Oodaaq, ne può gustare un assaggio grazie a Visualcontainer, che nel suo spazio [.BOX] Videoart Project Space di Milano proietta fino al 30 giugno una selezione dei video prodotti dai 175 artisti che si sono esibiti a Rennes lo scorso maggio.  Durante la vernice dello screening tenutasi lo scorso mercoledì 20 giugno, abbiamo chiesto ai curatori del festival Simon Guiochet e Floriane Davin, come abbiano scelto le opere da includere nel dvd L’oeil d’OODAAQ – Best of 2012 che riassume l’intero festival. Simon Guiochet spiega che sono state incluse opere rappresentative di ognuno dei tre filoni in cui si è suddiviso il festival: La Sincronizzaione, Cosa Vedi? e Vivere Qui.

– Lavori come My Wonderland (7’42’’, 2010) dell’artista inglese Kate Rowless, rappresentano appieno l’idea di sincronizzazione, intesta come rapporto tra il soggetto ripreso e l’operatore video. Nel video il soggetto esegue pedissequamente le indicazioni del operatore, il quale indica millimetro dopo millimetro, come muoversi sulla scena. Ma si  instaura un terzo rapporto:  quello con  il fruitore, il quale riesce ad interpretare i gesti sincronizzandosi con l’immaginario utilizzato dalla coppia soggetto e operatore, i quali interpretano una burlesca scena ispirata al libro Alice di Lewis Caroll.

– Il secondo filone, continua Floriane Davin, è invece interessato ad analizzare le potenzialità evocative della videoarte come linguaggio slegato dalla necessità di mettere in scena forme logiche o materiali. L’utilizzo di segni, frutto di un’elaborazione concettuale dell’artista, conducono a una simbologia visiva che in definitiva non richiede neppure di essere penetrata, lasciando all’osservatore la possibilità di interpretare e lasciarsi coinvolgere da emozioni personalissime. Floriane mi cita al riguardo Membrane (7’20’’, 2011) del norvegese Bjørn Erik Haugen, o l’americana Lindsay Benedict, che utilizza una vecchia 8mm per creare You Coated Me with a Layer of Fat (3’00’’, 2006) un suggestivo video dalle tonalità seppia, in parte muto nel quale una figura stilizzata di donna vestita in nero lotta contro una gabbia, forse in cerca di fuga, forse di sfogo.

– La sezione del festival intitolata Vivere Qui, raccoglie opere nelle quali l’artista si concentra sull’identità di un luogo. Per esempio India (4’00’’, 2009) della svedese Noemi Sjöberg, mi spiegano ancora Floriane e Simon, ha causato un forte dibattito. Dopo la proiezione, in sala c’era chi lo interpretava come un insieme di fotage volutamente stereotipati messi in sequenza veloce. Altri vi vedevano l’esperienza del turista che, recandosi in un luogo profondamente diverso dal suo per cultura e paesaggio, riceve una cacata di immagini ed informazioni che fatica ad assorbireo.

Chiedo infine ad Alessandra Arnò, fondatrice di Visualcontainer, come sia nata la relazione con il Festival L’oeil d’Oodaaq: <<L’obiettivo di Visualcontainer e dei progetti di cui si compone (il distributore di contenuti Visualcointainer, il canale tematico VisualcontainerTV e lo spazio espositivo [.BOX] ) è duplice: da un lato quello di promuovere gli artisti italiani all’estero, dall’altro, diffondere in Italia tutti i nuovi influssi che recepiamo dai festival artistici internazionali nel campo della cultura e la videoarte in particolare. In quest’ottica di scambio, abbiamo presentato i lavori di una selezione di artisti rappresentati da Visualcontainer durante il L’Oeil d’Oodaaq. Ci sembrava altrettanto interessante presentare artisti stranieri al pubblico milanese.>>.

Video presentati:

  • Pauline Payen (FR), Ils sont humains #1 : Satellit, 2’39, 2011.
  • Kate Rowles (GB), My Wonderland, 7’42, 2010
  • Stéphanie Vivier (FR), Sculpture de Vent, 4’33, 2011
  • Jean-Gabriel Périot (FR), Dies irae, 10’00”, 2005
  • Frédérique Barré (FR), Space Odyssey, 2’53”, 2011
  • Noemi Sjöberg (SE), India, 4’00”, 2009
  • David Anthony Sant (GB), Metropol Drift Reaction,4’11
  • Beate Hecher & Markus Keim (AU), Museum of Revolution, 5’00
  • Lindsay Benedict (US), You Coated Me with a Layer of Fat, 3’00

Info:

Best of 2012 L’oeil d’OODAAQ | International Videoart Festival | Rennes France.
Proiezioni con accesso libero ogni mercoledì e giovedì dalle 18.30 alle 20.30, fino al 30 giugno 2012.
[.BOX] Videoart Project Space | Via Confalonieri 11 Milano
http://www.dotbox.it | info@dotbox.it

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